LIBRI DI Q


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L'amore che vola
Parlando del sentimento più profondo, io mi sono innamorata di questo racconto fin dalla prima volta che l'ho sentito. Era una sera d'estate a Roma, di tre anni fa, vicino al Colosseo, seduti in mezzo a tanta gente, una serata allegra. Il mio bambino giocava attorno a noi e io ero contenta di rivedere Mofid dopo 12 anni. Mofid ha iniziato a raccontarmi questa storia senza avvisarmi, come se fosse uno dei molti ricordi che voleva condividere in quel momento con me, dopo tanto tempo.
Scandiva le parole, con calma cercando di trattenere l'emozione, perché ognuna di esse usciva con la voce tremante. Parole forti che pesavano come macigni, dense, concentrate, piene di sofferenza, di nostalgia, di desideri, piene di sentimenti contrastanti e piene di AMORE. Eh si, nonostante questo piccolo libro sia così esile e leggero, le sue parole all'interno sono colme di questo sentimento e pesano, pesano tanto più del mondo intero. AMORE della madre per i figli, AMORE per la natura, AMORE per gli animali.
AMORE per la vita, spezzata, umiliata, martoriata, disprezzata, denigrata, derisa, ma che ogni volta si rialza con più forza, più dignità, più desideri da realizzare, con più AMORE. AMORE per la propria terra, la Palestina, AMORE per la patria, per il popolo, per la famiglia, per una casa, per una cucina, per un letto su cui dormire e sognare. Tanto tantissimo AMORE, che sempre mi sorprende, di fronte invece a tanto odio, tanta crudeltà inutile e disumana. E allora con la testa piena dei ricordi di Mofid, sono tornata nel mio piccolo mondo, nella nebbiosa bassa veronese ed ho cominciato a lavorarci su. Per più di due anni ho fatto e rifatto i disegni, con i colori, senza i colori, con le matite, senza le matite, con gli acquerelli, senza gli acquerelli. Niente. Non usciva niente che mi piacesse abbastanza. Nel frattempo io facevo già un altro lavoro, da diversi anni, in una comunità per disabili e l'anno scorso ad aprile sono stata licenziata. I due mesi successivi al licenziamento sono stati quelli in cui ho fatto tutti i disegni di questa storia. Era la rabbia o era un senso di libertà, desiderio di ribellione o un senso di ingiustizia. Non so ancora, ma così è andata. Mofid mi ringrazia spesso, ma sono io che devo ringraziare lui e la Palestina che con tanta forza mi hanno salvata dal desiderio di vendetta, mantenendo salda invece la mia dignità. Mofid ha ancora molti ricordi e storie da raccontare.
La Palestina è dentro di noi, con le sofferenze, le difficoltà e i problemi da risolvere tutti i giorni, incessantemente. Per questo, noi dobbiamo stare ed essere lì con la Palestina, sempre e incessantemente.

Letizia Camiletti
09/05/2015

ISBN: 978 88 97831 18 1; pp. 30; € 12,00

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